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Il comune di Maniace è posto tra gli ultimi declivi nord-occidentali dell’Etna e le pendici meridionali dei Nebrodi, il territorio si estende per una superficie di 36 kmq, modellata in tre grandi e fertili vallate.

Queste si adagiano dolcemente lungo le rive di tre corrispettivi corsi d’acqua che discendono dall’alto dei Nebrodi e dopo aver bagnato le terre di Maniace, confluiscono, più a valle, dando origine al Simeto.

I predetti torrenti sono: il Martello emissario del lago Biviere a quota 1200, il Saraceno che nasce dal Cartolari a quota 1350 e il Cutò che proviene dalle pendici del monte Soro a quota 1600.

Ogni vallata, l’una contigua all’altra, è costellata da numerose, piccole borgate sorte qua e là, soprattutto lungo le vie maestre :  è il caratteristico insediamento urbano di Maniace che storia e condizioni particolari hanno determinato.

La zona offre , nell’insieme, uno scenario lussureggiante e panoramico. Disposta tra pianura, collina e montagna presenta un ‘altitudine che varia dai 650 metri a fondo valle (Boschetto Vigne ) ai 1416 metri in montagna (Serra Semantile ).

Tutto il paesaggio è, poi ,incorniciato : ad est, dalla maestosa, l’Etna, regina incontrastata, dominatrice di tutto il Val Demone, coperta da un ricco manto vegetale, coltivato ad agrumi, viti e ulivi muta le sue caratteristiche in presenza di un manto boscoso in cui si trovano castagni, querce, faggi, pini, betulle…per arrivare fino alla vetta priva di vegetazione e coperta di neve;

a nord-ovest dalle catene ora innevate, ora ammantate di verde dei monti Nebrodi che si sollevano fino alle punte massime di serra Mergo, serra del Re, monte Soro, rocca Rapiti, rocca Madore; a sud dal grande varco del Simeto, aperto tra i fianchi di Bolo e di Stuvara.

Porta d’immediato accesso a Maniace è la strada provinciale che si diparte dalla statale 120, a km 13 da Cesarò, a km.14 da Randazzo, a km.6 da Maletto e a km.9 da Bronte.

Da qui la strada affiancata per un tratto sul lato sinistro, da un invitante boschetto di pioppo canadese si immerge, dopo aver curvato a destra, all’altezza di PIANO DELLA CROCE, nel grande parco dell’ex ducea Nelson: fitti alberi d’alto fusto tra i quali si intravede, a manca, il Castello di Maniace, ovvero, l’ex abbazia Benedettina con l’annessa chiesa intitolata a S.Maria del Valorosissimo Maniace.

Al paese si accede attraverso il ponte sul torrente Saraceno che con le sue acque lambisce le mura del vecchio monastero Benedettino.

Ancora negli anni 70 esisteva l’antico ponte in legno. Superato il ponte, ora rifatto in cemento armato, si dispiega, a destra, la prima vallata del territorio maniacese che accoglie le borgate di La Piana, Porticelli e Zirilli.

Vi si accede per un viale ombreggiato da alberi di frassino lungo il cui percorso sorge, a sinistra, il cimitero comunale e, protetto da querce frondose, il piccolo cimitero degli inglesi che oltre alle tombe dei duchi custodisce quella del poeta scozzese William Sharp.

La strada, dopo aver attraversato in lungo, verso nord, la parte pianeggiante della valle e i piccoli agglomerati urbani sale fino a OTAITI, alla SEGHERIA e ai faggi della foresta vecchia, nel comune di Bronte.

Ma raggiunto Otaiti, nel punto ove sorge una villetta dell’ex duca Nelson, bisogna voltarsi indietro per vedere ciò che si è lasciato alle spalle, avendo ormai superato un dislivello di circa 600 metri.

Tutt’intorno la scenografia è spettacolare. La vista spazia su un panorama vasto e di singolare bellezza. Laggiù nel cuore della vallata i tetti rossi delle case di c.da La Piana, il letto bianco e tortuoso del Saraceno e del suo più grosso affluente, il Sambuco; più lontano, sommersa quasi in un mare di verde, l’ex abbazia benedettina, in alto ad est, Maletto e dietro di esso, da sfondo, l’onnipresente e gigantesco cono dell’Etna che con la sua cima innevata o con i suoi fianchi anneriti dalla lava, regna su tutto il paesaggio ed al tramonto si tinge di cangianti colori: dal rosa, al viola, al blu, a seconda del degradare della luce del sole.

Partendo nuovamente dal ponte sul Saraceno si ha, dirimpetto, la collina di c.da Fondaco caratterizzata da quei doppi filari, di cipressi che la percorrono lungo tutti i suoi schienali mentre a sinistra vanno, verso occidente, due strade: l’una nuova, priva di interesse paesaggistico, e quella vecchia che corre quasi parallela alla prima e costeggia il predetto torrente tra due bei filari di “cipressi carducciani”.

Entrambe portano all’altra vallata, la maggiore, che si apre in un’ampia pianura. Essa è delimitata tra il torrente Martello e la strada Catenanuova- Alcara Li Fusi lungo la quale si sviluppano a grappoli, circondati dal verde dei vigneti degli uliveti, degli alberi di pero, pesco, melo, gli agglomerati urbani. Il primo di questi è Fondaco, incrocio, un tempo, di importanti vie di comunicazione. Sorgono, appresso, Margherito, Cavallaro, Galatesa, Petrosino, Pezzo.

Risalendo ancora la vallata si raggiunge il bosco comunale di Petrosino e poi quello di Grappidà, nel comune di Bronte, che nella parte sommitale, ad Arcaloro, ameno rilievo a quota 1565, offre la possibilità, di abbracciare con lo sguardo quasi tutto il meridione orientale dell’isola.

Ripartendo dall’ abitato di Fondaco, corre da qui verso Ovest, una strada che, attraversando per largo la vallata, immette prima nel nucleo di Boschetto e poi, dopo aver superato il ponte sul Martello e la Costa di sant’Andrea, nella terza vallata: quella formata dal grande bacino imbrifero del torrente Cutò.

Questa accoglie il piccolo agglomerato urbano di Sant’Andrea Sud e le abitazioni sparse di Sant’Andrea Nord, Semantile, S. Nicolella.

La strada che serve questa vallata, dopo aver collegato le varie località salendo fino a quota 1100, si ricongiunge con la summenzionata arteria Catenanuova-Alcara Li Fusi formando, cosi, un grande raccordo anulare. In esso si innesta e si diparte verso nord la carrareccia che, attraversando la Macchia Sant’Andrea, raggiunge il bosco comunale di Semantile: una bella area di circa 300 ha, disposta quasi ad anfiteatro, con un ridottissimo rivestimento arboreo nella parte bassa, ma con bellissime querce secolari nella parte alta. Da qui risalendo lo schienale, tra i due versanti del Cutò e del Martello, si raggiunge monte Soro.

Se il paesaggio di Maniace, fin qui descritto, sembra avere avuto il tocco maestro di un “sovrumano giardiniere” non mancano, i segni della lenta paziente e laboriosa opera di miniatura fissata saldamente al paesaggio delle mani dell’uomo.

Estesi e rigogliosi frutteti, impiantati in pianura e sulla bassa collina con l’ausilio idrico dei pozzi trivellati o scavati rudimentalmente nel greto del torrente hanno tolto spazio alle brulle distese seminative di un tempo.

In collina e sulla montagna i muretti a secco, i terrazzamenti, le stradine poderali, i viottoli caratterizzano il paesaggio. Ivi i terreni hanno mantenuto, per carenza idrica, pressappoco l’ordinamento colturale del passato: seminativi e seminativi erborati.

Ma dove è stato possibile creare piccoli invasi, laghetti collinari, per la raccolta dell’ acqua invernale, la campagna si è tatuata di verde, di orti e di vigneti.

La presenza allo stato brado di numerosi branchi di bovini alla pastura rivela la presenza di una apprezzabile attività pastorizia.

 

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