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La festa di San Sebastiano si celebra il 20 gennaio e la domenica successiva al 17 maggio

“Misteri i Sammastianu” durante il Rosario

“Sammastianu cavaleri ranni
cavaleri di Diu senza disigni,
quannu lu ssicutaru li tiranni
sutta un peri di dauru si trattinni.
Calaru  l’angili cu du belli palmi
dicennu “Bastianu acchianatinni”
“Jo lassu l’oru, la sita, e li panni,
la Grazia di lu cielu nterra scinni”

 

SAN SEBASTIANO MARTIRE, PATRONO DI MANIACE.

San Sebastiano Martire cristiano romano vissuto nel III secolo. Secondo la tradizione, Sebastiano capeggiò una corte pretoriana, ma nel contempo convertì segretamente al cristianesimo parecchie persone. Quando l’imperatore Diocleziano scoprì la sua fede, ordinò che fosse ucciso dagli arcieri, ma le frecce non lo uccisero, e una vedova cristiana di nome Irene lo portò via curandogli le ferite. Non appena guarito Sebastiano tornò dall’imperatore per denunciare la sua crudeltà, a questo punto Diocleziano ordinò di seviziarlo a morte.
Il primo martirio di San Sebastiano fu uno dei soggetti prediletti degli artisti Rinascimentali. Viene spesso ritratto legato ad un tronco di albero trafitto al torace da frecce. La sua protezione veniva invocata contro la peste ed è, inoltre, il protettore dei militari e vigili urbani.

...San Sebastiano diviene Santo Patrono di Maniace nel 1937, quando i contadini tortoriciani decisero di introdurre la festa con le stesse usanze e riti del loro paese d’origine, Tortorici.
Mancavano i preti e quindi erano gli anziani ad organizzare tutte le manifestazioni religiose.
Il momento della festa rappresentava un atto di fede religiosa, ma non solo, diveniva occasione di aggregazione e di libertà per tutte le famiglie contadine oppresse dal duro lavoro imposto dagli amministratori del duca.
Ancora oggi la festa si celebra con le medesime usanze e riti di un tempo.
Il giorno prima della festa religiosa si compie una processione con le torce dalla chiesa di San Sebastiano Martire fino alla chiesa del Castello dove, dopo la recita dei Vespri avviene la benedizione dei “Panuzzi”.
Il giorno della festa i “Nuri”, uomini e donne vestiti di bianco, si riuniscono prima della celebrazione religiosa nella chiesa di Santa Maria di Maniace per compiere la processione del Vespro e offrire i ceri al Santo. Dopo la celebrazione religiosa il momento più emozionante e caratteristico è rappresentato dalla corsa che i Nuri con il Santo a spalla compiono lungo le navate della chiesa benedettina, ripetendo per tre volte la corsa seguendo la disposizione a croce latina della chiesa.
Quando "u Santu" esce dalla chiesa e sosta sotto il portale normanno si ha la sensazione che il tempo si fermi per rievocare il glorioso passato di quel luogo religioso, da sempre meta di Santi Abati e Sovrani. Prima di iniziare la processione lungo le “contrade” del paese si compiono tre giri attorno la croce celtica posta al centro del cortile del Castello, accompagnati da un unico e commovente grido...... “Grazie a Dio e a San Mmastianu Grazie! E ccu chiù beni ci voli chiù forti lu chiama Grazie!”, Preghiera che rievoca la stessa fierezza dei nostri anziani, quando a fare da spettatori erano i duchi e gli amministratori che da estranei dietro le finestre stavano a guardare.
Come un tempo, ancora oggi, la festa del Santo patrono è un importante momento religioso che unisce in preghiera gli abitanti di Maniace. Da qualche anno, inoltre, grazie al gemellaggio con il nostro paese d’origine, è diventata momento di aggregazione con i fedeli tortoriciani.
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