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Nato nel 1758 da un pastore protestante, fu dal padre imbarcato su una nave ancora fanciullo. Il giovane Horatio Nelson destinato alla parte della Flotta di S.M. Britannica che operava nel Mediterraneo, partecipò nel 1794 all’assedio di Calvi, in Corsica. L’Inghilterra intanto aveva acquisito nuovi possedimenti nell’America del Nord, ma i coloni britannici chiedevano l’indipendenza. Nelson fu inviato nel 1797 con una flotta per contrastare le azioni degli Spagnoli, ma a Santa Cruz de Tenerife, per un colpo d’arma da fuoco perse un braccio. Tornato in Europa, ottenne il comando della flotta che avrebbe dovuto affrontare Napoleone. Nel 1798, ad Abukir, presso le foci del Nilo,con un’audace mossa Nelson distrusse la flotta francese e tolse all’esercito di Napoleone ogni possibilità di movimento. Dopo la battaglia di Abukir la flotta inglese del Mediterraneo scelse di gettare le ancore nel porto di Napoli, una delle capitali di stati in buoni rapporti con l’Inghilterra, dove era possibile per le navi inglesi trovare ospitalità.
Lì era ambasciatore d’Inghilterra Lord Hamilton,che Nelson aveva conosciuto nel 1793 durante una sua precedente visita alla città partenopea.
Alla corte di Ferdinando IV di Borbone l’incontro tra l’Ammiraglio inglese e l’Ambasciatore fu però occasione di una fatale circostanza.
Gli avvenimenti storici andavano mutando: i Francesi, che volevano colpire non solo l’Inghilterra ma anche i suoi alleati, si apprestavano ad invadere Napoli. Il Re e la Regina
chiesero ed ottennero l’aiuto dell’Inghilterra nella persona dell’ambasciatore Lord Hamilton, il quale chiese a Nelson di trasportare per nave la Famiglia reale borbonica ovunque avesse chiesto di andare. Il Re Ferdinando IV scelse Palermo. Così la capitale della Sicilia aprì le porte non solo al Re e alla sua Corte, ma anche agli Inglesi che si presentavano come paladini e protettori del Regno Borbonico. 
Nelson, frattanto, non dava tregua ai Francesi per tutto il Mediterraneo, e, tornato a Napoli dove si era costituita la Repubblica Partenopea, l’aveva liquidata dimostrando una grande inflessibilità contro i rivoltosi .
Grato per l’intervento di Nelson, il Re Ferdinando IV gli conferì in dono un feudo nella terra di Sicilia, unitamente al titolo di Duca, legato al possesso dei beni donati. Si trattava dell’Abbazia di S.Maria di Maniace, costruita sul Castello voluto da Maniace, generale bizantino, vincitore di una battaglia combattuta nello stesso luogo contro i Saraceni. L’Abbazia passò attraverso molte mani, sino a quando il re Ferdinando IV la fece ristrutturare per donarla a Nelson. 
La proprietà prese il nome di Ducea di Bronte, il paese nel cui territorio essa si estendeva.
Ma la sorte non doveva consentire a Nelson di godere del bene tanto meritatamente attribuitogli: egli lo accolse con gratitudine e con piacere, tanto che cominciò a firmare tutte le sue lettere e i documenti ‘Nelson-Bronte’, ma, pur ripromettendosi di andarlo a conoscere e visitare o addirittura di viverci, non riuscì mai a mettervi piede. Dopo una vittoria sul mare riportata ancora una volta contro i Francesi, a causa di una fucilata sparatagli da un marinaio, Nelson moriva, a soli 47 anni nel 1805 il giorno della battaglia di Trafalgar. I funerali si conclusero con la sepoltura nella Cattedrale di S.Paolo a Londra.
I parenti di Nelson vennero in Sicilia, nel Ducato di Bronte, vi abitarono e lo abbellirono, e i nipoti e i loro discendenti vi risedettero sino all’inizio della II Guerra Mondiale, quando la Ducea fu confiscata come proprietà straniera nemica sul suolo italiano.
Restituita ai legittimi proprietari alla fine della guerra, restò in mano dell’ultimo discendente indiretto, Alexander Nelson Hood, che la cedette nel 1981 al Comune di Bronte