![]() |
|
|
IL LAVORO NEI CAMPI Un laborioso mestiere che riempie le pagine di vita di uomini e donne di Maniace è quello della mietitura. I campi popolati dagli umili contadini divenivano luoghi in cui consolidare le proprie esperienze, uno scambio continuo di storie, racconti, saperi, piaceri e dispiaceri. Vissuti comuni avvaloravano la vita di chi, dignitosamente lasciava il focolare domestico per affrontare nei vari periodi dell’anno i giorni angusti riservati dalle varie stagioni: in ottobre iniziava la semina “ri rauri cu la cavalcatura chi mpaiata sutta l’aratru, tirava e furricava u granu”; a gennaio e febbraio, germogliato il grano, si “scirbava”, cioè si eliminavano le erbacce; giugno era il periodo della mietitura: un lavoro faticoso perchè impegnava i contadini già dalle prime ore del mattino fin dopo il tramonto. Le spighe raccolte manualmente attraverso l’utilizzo della falce e raggruppati in mazzi (“du mausi”/ due mazzi corrispondevano a “nu iemmitu”), venivano poste atterra formando il cumulo che, con l’ausilio di due attrezzi chiamati “croccu” e “ancinedda”, ovvero un gancio e un bastone biforcuto, avrebbe costituito il covone di grano (“a gregna”, formata da “7 iemmiti”), legato con un filo di erba (“u ligami ca ina”), pronto per essere trasportato nell’aia nell’attesa di quando avrebbe avuto inizio la trebbiatura; dopo un mese circa di mietitura, a luglio, il grano era pronto per la trebbiatura. Quest’ultimo è un procedimento attraverso il quale si stacca la pula dai chicchi di grano che viene sgranato mediante la trebbiatrice, una moderna macchina che ha sostituito il manuale lavoro dell’uomo impegnato nella battitura del grano con invenzioni tradizionali: o, dopo aver trasportato “i gregni ntall’aria” (sull’aia), lo battevano con appositi bastoni ( il correggiato); o, con tre, quattro muli ( ciò dipendeva da quanto metteva a disposizione di tutti il più abbiente) che, entrati “nta pisera” ( luogo in cui avveniva “a pisatura”), oltre a costituire una forza lavoro non indifferente ( “a pisatura ru granu” pestavano il grano sotto le zampe degli animali, mentre gli uomini erano occupati “a spagghiari” ovvero a separare con un tridente, il chicco di grano dalla paglia), eranomotivo di gioia, momento conclusivo, ritaglio di una giornata in cui sconforto e sacrificio erano accompagnati da canti rigeneratori, invocazioni di santi, quasi a voler creare un’aura di fierezza e orgoglio intorno alle loro fatiche. Uno dei tanti Cantu e cavalcaturi. Simu arrivati alli belli notizi Canti di ringraziamento a Dio a fine mietitura. San Micheli Arcangelo splendenti, Uora camu manciatu e ama bivutu Canto per il padrone durante la mietitura. Pòrtaru Pòrtaru u santu barili, |