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Nellanno 2004, nella sede della Pro Loco di Maniace, è stato inaugurato il museo Maniace tra Ricordi e Tradizioni, la prima realtà espositiva permanente del territorio Maniacese che, dal 1981 anno dellottenimento dellautonomia amministrativa, non aveva avuto siti permanenti ove esporre.
Molti soci della Pro Loco hanno fatto attività di ricerca storica e antropologica sulle origini di Maniace e sui beni ambientali e naturalistici di questo territorio.
Con listituzione della mostra Maniace tra Ricordi e Tradizioni si è voluto coniugare quella che è la storia di Maniace con le sue origini antiche e strettamente legate al Castello di Maniace con lannessa abbazia Santa Maria di Maniace, e quella che è la storia più recente legata al paese di Tortrici (ME) da dove sono venuti i primi abitanti che hanno popolato queste terre a partire in dal XIX secolo.
Il percorso espositivo è un'occasione per vedere con gli occhi del visitatore moderno i luoghi dove la storia è stata scritta, ripercorrendone le Sue strade.
Gli attuali spazi espositivi constano di un percorso cronologico visivo in 27 pannelli in legno e alluminio, raffiguranti i principali protagonisti e gli eventi più importanti che hanno caratterizzato la storia di Maniace. Le immagini integrate da cenni storici, disposti secondo un ordine cronologico, offrono al visitatore lopportunità di ripercorrere le vicissitudini storiche dal periodo arabo, di cui si hanno i primi documenti, fino alla recente autonomia amministrativa dal comune di Bronte.
L'itinerario ha inizio con la figura di Giorgio Maniace, generale bizantino che riportando una gloriosa vittoria contro gli arabi lungo le sponde del fiume Saraceno, da il nome al paese; si prosegue con un icona bizantina della Vergine con il Bambino, donata da Giorgio Maniace per perpetuare nei secoli il ricordo di quella vittoria. Sul pannello successivo è raffigurato un busto marmoreo di Margherita di Navarra che affascinata dalla bellezza dell'icona, nel 1173 decide di fare edificare l'abbazia di Santa Maria di Maniace, che nel corso dei secoli diverrà uno dei più importanti centri religiosi e culturali della Sicilia; seguono tre pannelli con le effigi dei più illustri abati dell'abbazia benedettina;
l'escursus continua con la figura riproducente Horatio Nelson: ammiraglio inglese destinatario dei territori che ruotavano attorno all'abbazia, dono di Ferdinando IV di Borbone come segno di riconoscenza per l'aiuto prestatogli contro la ribellione dei rivoluzionari Partenopei. I pannelli successivi mostrano le terre della Ducea che alla fine del XIX secolo divennero meta dei contadini tortoriciani, che in cerca di terre da coltivare vi si insediarono dando vita allodierno abitato, le cui vecchie cartografie ne mostrano la diversità rispetto ad oggi. Una pagina del museo è dedicata a San Sebastiano, dal 1937 Santo Patrono di Maniace.
Seguono le descrizioni del paese e del degrado in cui versava nel periodo antecedente l'autonomia. Le pubblicazioni più importanti legate a quei momenti sono degnamente raffigurate sui pannelli a ricordare le dure lotte per ottenere la nostra autonomia e ravvivarne la storia nella memoria dei giovani.
La mostra permanente è arricchita da attrezzi da lavoro e utensili della vita quotidiana che divengono tuttoggi portavoce del duro lavoro dei nostri contadini. Tali oggetti si mostrano ai giovani dando la possibilità di apprendere dal loro insegnamento mestieri ormai dimenticati, storie tramandate nel tempo, per gli anziani sono occasione per rimembrare i lontani anni in cui anche il faticoso lavoro della terra diveniva motivo di aggregazione e di festa, arnesi che nelle loro menti rievocano nostalgia e consapevolezza di come tali fatiche hanno modellato le loro vite. Gli adulti ritornano gioiosi fanciulli vedendo lantico seggiolone o il girello; tutti ricordano i lieti momenti trascorsi attorno alla conca, la quale oltre a riscaldare nelle fredde giornate invernali serviva pure da asciuga panni. Fra gli allevatori qualcuno possiede ancora in un angolo della casa vecchi campanacci o rudimentali selle per i cavalli; i contadini ammirando laratro e il giogo rimangono a parlare per ore descrivendo e raccontando aneddoti legati al lavoro della terra; impossibile per le anziane donne non veder riflessa la loro immagine di giovani donne affaccendate nella preparazione dei cibi e nella cura della casa, nelle ormai opache rossastre posate e stoviglie.
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